La ridicola serie di ginocchiate a porte e scaffali è un modo per dirmi di rallentare. Non so bene di chi, del karma(al quale farò finta di credere fino a quando durerà il pacchetto d’incenso che mi sono comprato), del cervello (che fino a poco tempo fa ero sicuro fosse sprovvisto di spirito masochista) o di babbo natale.
Babbo natale quest’anno l’ho un po’ trascurato. Mi ero ripromesso di fare un report fotografico dello scempio dei pupazzi di babbi natali appesi a balconi, scale, cose. Ma non lo feci più. E loro sono rimasti lì, appesi malamente per le balle, con le gambe storte e l’espressione di panico in mezzo alla folta barba esageratamente bianca.
Oggi su via nazionale c’era uno di quei mimi che non fanno altro che stare come coglioni imitando delle statue. Questo in particolare imitava uno dei babbi natali più ridicoli della storia. Sembrava Marilin Monroe con la barba. Mi veniva voglia di piazzarmi davanti a lui e (dopo essermi esibito in una delle occhiatacce di rimprovero più pungenti della quale sono capace) fare no con la testa. Sono sicuro che l’avrebbe demolito psicologicamente la cosa. Avrebbe raccolto le sue cose e si sarebbe trovato un lavoro decente. Avrebbe procreato e in mio onore avrebbe chiamato il suo primogenito “nono”
"L'albero si mosse. Scuotivento, che si sentiva scivolare all'indietro, ebbe
un lamento. Riuscì però ad aggrapparsi a un ramo. Solo che, presto o tardi,
si sarebbe addormentato...
Nella scena si produsse un leggero cambiamento e nel cielo apparve una
luce rosata. Nell'aria, vicino all'albero, si librava un'alta figura ammantata
di nero. In una mano teneva una falce. Il viso era nascosto all'ombra del
cappuccio.
— Sono venuta per te — disse la bocca invisibile, in toni grevi come il
battito del cuore di una balena.
Il tronco dell'albero ebbe un altro scricchiolio di protesta; una radice si
staccò dalla roccia e fece rimbalzare una pietra sul casco di Scuotivento.
La Morte veniva sempre di persona a mietere le anime dei maghi.
— Di che cosa morirò? — chiese Scuotivento.
L'alta figura esitò. — Pardon? — disse.
— Be' non mi sono rotto niente e non sono affogato, quindi di che cosa
morirò? Uno non può essere ucciso dalla Morte; deve esserci una ragione.
— Con sua enorme sorpresa, il mago non si sentiva più terrorizzato. Forse
per la prima volta in vita sua non aveva paura. Peccato che l'esperienza
non sarebbe durata a lungo.
Sembrò che la Morte fosse giunta a una conclusione.
— Potresti morire di terrore — intonò. La voce conservava la sua nota
cimiteriale, ma rivelava un lieve tremito d'incertezza.
— Non funzionerà — affermò Scuotivento con aria compiaciuta.
— Non è necessario che ci sia una ragione. Posso semplicemente ucciderti.
— Ehi, non puoi farlo! Sarebbe un omicidio!
La figura sospirò e si tirò indietro il cappuccio. Invece della testa ghignante
della morte, che Scuotivento si aspettava, si trovò di fronte la faccia
pallida e vagamente trasparente di un demone dall'aria alquanto preoccupata.
— Sto facendo un gran pasticcio, vero? — disse questi stancamente.
— Tu non sei la Morte? Chi sei? — gridò Scuotivento.
— Scrofola.
— Scrofola?
— La Morte non poteva venire. — Il demone appariva infelice. — A
Pseudopolis c'è una grande pestilenza. Doveva andare a pattugliare le strade.
Così ha mandato me.
— Nessuno muore di scrofola! Ho i miei diritti. Sono un mago!
— Va bene, va bene. Questa doveva essere la mia grande occasione —
disse la Scrofola. — Ma rifletti: se ti colpisco con questa falce sarai morto
proprio come se l'avesse fatto la Morte. Chi lo verrebbe a sapere?
— Lo saprei io!
— No, che non lo sapresti. Saresti morto. — La logica di Scrofola era
ineccepibile.
— Smamma! — disse Scuotivento.
— Va bene tutto. — Il demone alzò la falce. — Ma perché non cercare
di guardare le cose dal mio punto di vista? Per me questo ha una grande
importanza e tu devi ammettere che la tua vita non è poi tanto meravigliosa.
La reincarnazione può solo rappresentare un miglioramento... uh!
Si portò la mano alla bocca, ma Scuotivento già gli puntava contro un
dito tremante.
— Reincarnazione! — esclamò eccitato. — Allora è vero ciò che affermano
i mistici!
— Io non ammetto niente — ribatté la Scrofola stizzosa. — Mi è sfuggito.
Allora, sei pronto a morire di buon grado o no?
— No!
— Come vuoi — replicò il demone. Sollevò la falce, che si abbassò sibilando
come maneggiata da un professionista. Ma Scuotivento non c'era. In
effetti si trovava vari metri più in basso e la distanza andava sempre crescendo,
perché il ramo aveva scelto quel preciso momento per spezzarsi e
spedirlo in un viaggio ininterrotto verso il golfo interstellare.
— Torna indietro! — urlò il demone.
Il mago non rispose. Galleggiava prono nell'aria e fissava le nuvole che
si stavano diradando.
E svanirono."
Il colore della magia - Terry Pratchett
I libri di Terry Pratchett sono di quelli che vuoi leggere più lentamente possibile nella speranza che durino di più.
Jack è sostazialmente un animale stupido, non capisce che il massimo che riesca a fare la mattina senza inciampare nei calzini è inciampare nel pigiama.
È risaputo come nel medioevo e fattispecie nelle zone rurali, le famiglie gioivano quando nasceva un figlio. La nascita di un maschio significava che nel prossimo futuro, la fattoria avrebbe goduto dell’aiuto di un paio di braccia in più. Queste feste nel tempo si sono evolute e ogni contadino neopadre si preoccupava di renderle sempre più sontuose per festeggiare l’evento. Tanto che col tempo le famiglie s’indebitavano per poter affrontare le spese dei pasti luculliani.
Un frate benedettino, Antonio da Canova, calcolò che le spese che si doveva affrontare per i festeggiamenti si sarebbero potute ripagare solo con anni e anni di lavoro. Antonio da Canova era arrivato al sorprendente risultato che il lavoro di tutta una vita del figlio sarebbero state appena sufficienti per ripagare le spese per la sua nascita.
Ciononostante, i poco intelligentifattori, erano entusiasti oltremodo di queste feste e facevano di tutto pur di poterne organizzare una. Quando per esempio nasceva una figlia, la si portava al convento più vicino e si cercava di scambiarla con un bimbo trovatello. Con gli anni, questa abitudine si sviluppò, tanto da dare il vita ad una nuova tradizione. Quella della ruota dei bambini.
La semplice ruota, che consentiva di abbandonare in forma anonima un neonato al convento, venne rielaborata, in modo che, quando si abbandonava una bambina e si girava per due volte la ruota, al suo posto il padre-fattore riceveva un bimbo.
I bimbi del convento erano molto apprezzati perché venivano nutriti con una speciale miscela che gli consentiva di sviluppare delle braccia molto forte. Non sorprende quindi il fiorire di conventi di suore. D’altronde nessuno ha mai sentito parlare di suori e un motivo ci deve pur essere, non credete?
Questo intervento di 5 minuti contati vi è stato offerto da disinformazione-verosimile. Votateci.
"Per quanto l'uomo si possa ritenere egoista, vi sono evidentemente alcuni principi, nella sua natura, che lo inducono a interessarsi alla sorte altrui e gli rendono necessaria l'altrui felicità"
Io in lui ci credevo! Era per me un amico.
È proprio vero, quando credi di conoscere qualcuno alla fine ti sorprende (e, cosa piuttosto fastidiosa invero) spesso nel modo peggiore.
Quante serate passate insieme a cazzeggiare. D’accordo, a onor del vero erano solo due, le serate, ma che serate che sono state!
Jack è un cane. Ne è davvero convinto. Troppo curato per essere un randagio e troppo privo di guinzaglio per avere una casa. Ma soprattutto nessun padrone sano di mente lo lascerebbe libero di girare nei pressi del boario.
Ha l’abitudine di attaccarsi alle gambe della gente e prendere di mira guanti e altre cose pendenti.
Dopo aver passato mezz’ora cercando di farmelo staccare dalla gamba. Ho detto. “Ok, vediamo che mai vorrà fare!”
Lui quasi non ci crede. Si attacca di nuovo alla gamba, avvicina il bacino e da il via ad un movimento del bacino stile Elvis.
Poi uno dice che i cani sono animali intelligenti D:
Tra le stronzate che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali, i titoli delle news, i blog, i risvolti dei boxer, i disegnini sulle unghie e le date di scadenza del cartone del latte, ogni tanto spunta qualche saggezzità. E io ovviamente le raccolgo al balzo e le annoto da qualche parte. Ovviamente (ancora) avendo la memoria breve di una rana maculata del Perù sud-occidentale (di quelle che mentre che accalappiano al volo un insetto con la lingua si chiedono sconcertate perché si siano appena messe a fare le linguacce) appena leggo la suddetta frase e tiro fuori il cellulare, vado nella schermata iniziale, vado nella sezione del block notes e dopo attimi di vuoto mentale mi chiedo cosa stavo facendo. Alle volte certe frasi me le ricordo, addirittura.
Per esempio (che intro breve che è venuta fuori, mi complimento con me stesso per la mia capacità di stare sull’argomento) in un giornale si diceva che la quantità di informazioni che quotidianamente ci bombarda la corteccia cerebrale è enormemente maggiore di quella che subivano i nostri conterranei di centinaia di anni fa. Questa è una di quelle notizie che appena le senti ti dici (mentre che ti prodighi in un facepalm degno delle circostanze) “cazzo, ma ci potevo arrivare pure io!”. Ovviamente, essendo noi dotati di un cervello utilizzato meno del contenitore della mancia in una pizzeria, non ci rendiamo conto che ‘ste cose le sapevamo già, effettivamente.
Che poi sia vero o meno mifregaunpo’unaseha stare a parlarne, visto che altrimenti rischierei di rendere vagamente utile il blog.
Non c’è un cazzo da dire, la gente non capisce la beltà di avere la possibilità di portare migliaia di libri con te D: io cerco di spiegarcelo ma è tempo sprecato. Mi sono già scofanato mezzo libro e ho iniziato un altro. Anche perché uno non è che abbia tutto sto gran che da fare viaggiando.
Che mi tocca pure ammettere che Le cronache del ghiaccio e del fuoco non saranno scritte da Tolkien ma l’è davvero una gran fihata. (viene un po’ l’ansia sapendo che fa parte di una settologia (???) della quale sono stati pubblicati solo quattro volumi, però uno cerca di non pensarci) Considerando che avevo rinunciato a cercare qualcosa di vagamente decente nel mondo fantasy, è una buona cosa.
Una volta tanto i consigli sui libri sono stati giusti, direi. I prossimi sulla lista sono Nessun dove e American Gods. E poi ancora Sunshine.
La gente che lavora in quella pizzeria sta bruciata. Sul serio. Vivono un po’ tutti in una realtà tutta loro. Alle volte è davvero divertente stare a guardarli pugnalarsi alle spalle, sparlare gli uni degli altri e più in generale odiarsi dal profondo del cuore. Io dall’inizio ho adottato la tecnica del “sto passando di qui per caso”, altrimenti detta tecnica del “sto facendo di sì con la testa, però in questo momento la mia mente sta correndo felice per un prato fiorito ”
Chi sa che fracasso farà il crollo dell’Europa. Gli inizi della crisi si sentivano già più di un anno fa. Chi se lo scorda l’angoscia che provai quando iniziarono a trapelare le prime indiscrezioni sullo stato dei conti della Grecia. E le velate allusioni al debito pubblico che i governanticchi italici si scambiavano tra loro come minaccia. Credevano che nessuno ci avrebbe fatto caso e non si sbagliavano.
Se un ignorante come me aveva capito che non c’era da scherzare figuriamoci loro. Però hanno fatto qualcosa? Ovviamente no. Sapevano che agli italici abitanti di questa striscia di terra e montagne fregaunpo’naseha.
Mi viene da pensare se non sarebbe meglio uno stato totalitario al posto di questa finta democrazia. Ci sono molte storie di ridenti regni molto molto lontani dove la felicità regna sovrana. Invece nessuno si è dato la briga di glorificare le vicende di ridenti repubbliche fondate sul lavoro. Solo che gli Italiani, dopo il crollo di Roma, non riescono nemmeno a dare vita ad uno stato totalitario come si deve. E dire che dovrebbe essere una delle cose più facili.
Cazzate a parte, sono stato contento quando Monti è salito al colle. Finalmente qualcuno che è arrivato lassù per merito e non perché bravo a parlare. Ma tranquilli, questo stato di grazia è stato possibile solo perché ci fosse qualcuno a cui dare la colpa per quel che accadrà dopo.
L’europa era un progetto stupendo sulla carta, ma i “padri fondatori” hanno peccato di presunzione, non prendendo nemmeno per un attimo in considerazione l’ipotesi che la fiducia degli investitori potesse scemare. Una moneta unica senza una banca centrale con i poteri necessari per gestirla. Gli economisti sono proprio delle cacche nel progettare cose, non c’è una cazzo da fare.
È un paio di settimane che faccio il banchista in una pizzeria a letteralmente cinque metri dal Vatican City. I nostri clienti sono per un terzo suore, per un terzo studenti del lumsa e per un terzo turisti. Ovviamente sono tutti muniti di buone intenzioni e averci a che fare è la parte migliore del lavoro (a parte le suore, hanno la brutta abitudine di arrivare in plotoni da venti proprio nelle ore di punta. Le ore di punta sono dalle 12 alle 15 e praticamente un buon 98% degli incassi del mattino, che sarebbe da considerarsi dalle 9 alle 15, si hanno in queste ore. Per dire, su 5-600 euri che fo la mattina, 570 si hanno in queste ore. Nelle ore di punta si può arrivare anche a 5 banchisti che svolazzano nello spazio di 2 metri quadrati per, in ordine
-dire ciao
-aspettare che il cliente scelga la pizza che vuole
-chiedergli quanto grande la vuole
-tagliarla
-chiedere se la mangia qui o la porta via
-nel caso, chiedere se la mangia per strada o vuole che la si impacchetti
-pesare la pizza dribblando i colleghi
-chiedere se la vuole riscaldata
-metterla nel forno, perché, inevitabilmente, il cliente la vuole riscaldata
-scivolare su pizze che i compagni fanno cadere per terra
-farsi pagare
-andare alla cassa, fare lo scontrino e scavicchiare per trovare i spicci per il resto
-tirare la pizza dal forno
-scottarsi
-impacchettarla)
L’unica pecca del lavoro è l’estrema instabilità mentale dei personaggioni ivi ubicati. A detta di chi ci lavora e dei clienti qua i nuovi assunti non resistono per più di un paio di settimane e i motivi li avevo ben chiari dal primo incontro lol. Andare al lavoro pensando “oh, io lavoro come so. Quanto reggo reggo, poi sticazzi.” Ha moltissimi vantaggi.
È stata una decisione combattuta ma alla fine ho optato per il Pocketbook 902 pro, il lettore ebook da 9.7 pollici *_*
Ora potrò leggere tutto quello che mi pare e soprattutto quando mi pare.
I lettori ebook sono un’invenzione relativamente nuova. Quello che li distingue dai normali tablet, tipo l’ipad, è lo schermo, che nel caso degli ebook non sono retroilluminati. Quindi non rilasciano luce propria, hanno invece bisogno di una fonte di luce esterna, esattamente come i normali libri.
In realtà la scelta non è stata poi tanto difficile visto che di ebook dallo schermo grande ce ne sono in circolazione 3-4. Tutti gli altri sono da 5-6 pollici. Essendo io uno che legge velocemente, dopo un po’ mi sarei stancato di cambiare pagina ogni 3 secondi e poi non avrei potuto leggere i pdf più grandi (ma è più per il fatto che uno schermo da 6 pollici mi sembra terribilmente piccolo, ammettiamolo)
Avevo nonricordoquantianni. Intorno ai dieci credo. C'era in casa questo albero millenario. Enorme, i rami più alti erano perennemente avvolti dalle nubi. Le sue radici affondavano nella nera terra e le paludi lo circondavano.
Liane e ponti di funi, intrecciate tra di loro, consentivano agli abitanti dell'albero mistico di spostarsi velocemente. D'altra parte, l'albero nascondeva mille insidie e trappole mortali per chi fosse stato così idiota da affrontarlo da solo. Ogni giorno prendevano vita vicende diverse. Odio, vendetta, speranza, nessun limite se non il tempo. Verso sera, quando gli oggetti perdevano la loro scintilla vitale, il mondo intorno veniva cancellato, le funi tagliate, le trappole scardinate.
Mia nonna non aveva mai apprezzato il fatto che sfruttassi la sua pianta da salotto gigantesca (per il me di allora) per sfogare la mia fantasia. Non capiva che quegli oggetti inanimati che lei trovava erano pieni di vita. Forse quel ago che lei rimetteva al suo legittimo posto era il primo lanciere di un condottiero sanguinario, mentre le presine da bucato nascoste tra i rami erano l'avanguardia di una razza di alieni. Però, di tutte le cose, proprio non sopportava le ragnatele che creavo da centinaia di fili di varia lunghezza. Non è adatto ad un salotto come si deve, diceva.
D'estate, quando le strade sono deserte di giorno e si rimane a cazzeggiare fino a tarda notte, i miei nonni annunciarono che avevano comprato un posto in un campo estivo. Non presi la cosa molto bene. Sarei stato lontano dai miei amici per intere settimane di preziosa estate. Il nostro gruppo di gentaglie, che comprendeva una ventina di ragazzetti (e qualche ragazzetta), si riuniva sempre nel vicino cortile/parco/foresta oppure nel vicino stadio e faceva più o meno tutto quello che un gruppo di gentaglie di minore età può fare. Forse anche di più e decisamente più spesso. Si passava da cacce al pipistrello al baseball, passando per serate di esplorazioni horror. Si sfruttava tutta la gamma di sport più o meno veri e tutta la flora e fauna per dar vita all'inverosimile. Noi si era gente molto creativa per quanto riguarda l'uso del tempo libero, diciamolo.
Era in questo clima che mi mandarono ad un campo estivo in mezzo ai boschi. Durante il tragitto in macchina ero silenzioso. Ogni tanto facevo qualche domanda apparentemente innocente.
- Quanti kilometri mancano?
- Sono tanti 100 kilometri a piedi?
- Come fai a ricordare la strada?
- È questa la via più breve?
Inutile dire che dopo la prima domanda non mi risposero più.
Il campo estivo era un vero campo estivo. Enorme. Magari qualcosa di vagamente interessante per un bambino di città. Decisamente troppo stretto per me. L’unica cosa che trovavo passabile lì era il the e la piscina.
Passati un paio di giorni mi stancai del posto. Tornai nella mia camera e dopo aver rimesso nello zaino i vestiti e il modello di transformer me la svignai.
Fuggire fu abbastanza facile visto che il giorno primo ero stato assegnato al controllo della porta d’ingresso.
Dopo un bel pò di camminata non ero più così sicuro che sarebbero bastati una giorno e una notte per arrivare.
Nei pressi di un grande bivio c’era un chiosco di angurie. Il proprietario in uno slancio di generosità regalava fette di anguria ai ragazzetti della zona. Dopo aver fatto amicizia con loro presi a negoziare con il proprietario di una bici con le assi delle ruote colorate. Stavo quasi per convincerlo a lasciarmi la bici per il tempo necessario a tornare a casa. Poi avrei convinto qualche zio a riportargliela. Come garanzia gli avrei lasciato il mio zaino e il transformer.
Da come guardava il robottino avevo capito di aver fatto centro. Ma, ahime, un suo amichetto più grande (e con più intelligenza) lo convinse che non era il caso.
Peccato, avrei sicuramente mantenuto la parola. Quel robottino era uno dei pezzi forti del mio arsenale.
Ripresi a camminare.
Faceva caldo, caldissimo. Le gambe iniziavano a farmi parecchio male e da quello che ricordavo non ero arrivato nemmeno a metà strada. In più, la sera si avvicinava e la prospettiva di camminare di notte aveva perso un po’ del suo fascino.
Ad un certo punto passa una macchina. Si ferma e retrocede per affiancarmi.
Si abbassa il vetro e due uomini strabuzzano gli occhi guardandomi in faccia.
“col cazzo che accetto le caramelle, quella storia la conosco molto bene e scordati che entri in quella macchina lì di mia spontanea volontà” pensai. Guardai a destra e poi a sinistra. Qualche metro più in là un ragazzo camminava svogliato lungo lo stradone. “sticazzi, tanto sono più veloce a correre di loro”
L’autista fa di sì con la testa verso il suo sghignazzante compagno.
-Ragazzo, ma tu per caso sei il figlio di I.?
Mia nonna stava per svenire vedendomi arrivare a casa, quando mancava ancora qualche settimana prima che venisse a prendermi. Mi fa mangiare come se non avessi mangiato da giorni e mi fa vedere un gioco che mia zia mi aveva regalato nel frattempo.
Guardavo il gioco Go e il (nel frattempo diventato) lindo salone. Poi la pianta. Non ho mai imparato a giocare a Go ma ogni volta che mi servivano degli oggetti per creare dei fanti o delle trappole sapevo dove prenderli.
infine ce la si fece a creare il nuovo blog. ho sprecato intere ere cercando un template decente e alla fine ci ho rinunciato e ho modificato uno a caso in modo da farlo somigliare a questo (chiaramente essendo una capra in codici e cose del genere ci ho messo il tempo che serve per dare la caccia a un cinghiale e farlo arrosto)
purtroppo non posso copiare il contenuto del vecchio blog quindi se mi girerà bene posterò ogni tanto un intervento estrapolato a caso. oppure ancora, se mi deciderò a leggere il blog ancora più vecchio potrei trovare qualcosa di interessante anche da quelle parti (scarsa giustificazione per la prevedibile futura pigrizia)
vedremo.
Explosions in the Sky - Human Qualities
Pare che Splinder sia stato acquisito da Dada (se vogliamo dare per vere certe voci che io farò finta di non aver letto per caso su un blog e che quindi sarebbero tutte da controllare). Quindi, anche per il simpatico bannerino rosso in home (che io ho notato solo l'altro ieri) c'è chi si preoccupa per un'eventuale chiusura dell'intero sito.
A me la cosa fregaunpònasega però ne ho scritte di cose qui, quindi mi sarebbe dispiaciuto perderle.
Ragion per cui mi sono procurato sto bel progammino e scaricato sul hard disk tutte le cazzate che qui ho scritto. Ora che ci penso ho dimenticarlo di farlo anche sull'altro blog sto lavoretto.
L'unica cosa che mi ha trattenuto dal fare il trasferimenti fino ad ora è stato il template. Ormai ci sono affezionato e non saprei come trasferirlo uguale su Tumblr o Blogger per esempio.
Toccherà smanettare un pò col template e poi trasferirsi definitivamente :/